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20/10/2009 - Monitoraggio Legge 104/92: il 9% dei dipendenti pubblici usufruisce dei permessi mensili (nel settore privato la media e' inferiore all'1,5%)

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Conoscere l’identikit dei reali fruitori dei benefici previsti dalla legge 104/1992, verificare l’entità e le forme dell’utilizzo, indirizzare i benefici direttamente sui disabili, evitare abusi e nel contempo semplificare il rapporto tra disabili e Pubblica Amministrazione ottimizzando i provvedimenti di riforma all’esame del Parlamento. Sono questi gli obiettivi di una rilevazione - effettuata dal Formez in collaborazione con Cittadinanzattiva e associazioni a tutela della disabilità (F.A.N.D., FISH, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) - che il Ministro Renato Brunetta ha illustrato questo pomeriggio nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Vidoni.

Il questionario, compilato e inviato esclusivamente on line, è stato predisposto in tre diverse versioni (amministrazioni, scuole, comparto sicurezza). Le informazioni raccolte hanno interessato: il  numero di dipendenti che fruiscono dei permessi mensili; i diversi gradi di parentela tra il disabile ed i lavoratori interessati; gli altri benefici previsti a favore dei lavoratori e dei familiari dei disabili; le giornate di permesso fruite per tutto il 2008 e fino a marzo 2009. Le amministrazioni rilevate sono 9.400 e rappresentano oltre un milione 700mila dipendenti, poco meno del 50% del totale dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Tra gli altri, hanno risposto al questionario 15 Regioni, 3.118 Comuni (per un totale di 260.000 dipendenti), 112 Aziende Sanitarie (300.000 dipendenti), 5 amministrazioni del Comparto Sicurezza (317.276 dipendenti) e 5.668 Scuole (586.658 dipendenti).

Dal campione monitorato risultano ben 2.439.985 giornate di permesso fruite nel 2008. Il numero dei dipendenti e dei giorni di permesso risulta in aumento progressivo sin dal 2006 di oltre il 10% l’anno e con un’ulteriore crescita di circa il 20% nel 2009 (è stato verificato puntualmente il mese di Marzo). Dall’indagine emerge che il 9% dei dipendenti pubblici utilizza i permessi mensili della legge 104 (nel settore privato la media è inferiore a 1,5 %) e che l’utilizzo diretto da parte dei disabili riguarda il 18% dei dipendenti. I permessi mensili sono utilizzati nel 50% dei casi per l’assistenza ai genitori disabili, percentuale che scende al 10% nel caso di assistenza ai figli o ad altri parenti. In tutti i comparti sono le donne ad utilizzare principalmente i benefici previsti dalla legge (il 67% rispetto al totale dei dipendenti). La presenza femminile aumenta ulteriormente tra i dipendenti che assistono i familiari disabili. Nel complesso, il numero dei dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi è stimato ben sopra i 300.000 e il maggior numero dei fruitori risulta concentrato nel comparto Scuola. Il valore percentuale più alto è quello dell’Umbria (16%), i più bassi sono riscontrati in Trentino e Valle D’Aosta (4%). Otto regioni (sei di queste meridionali) sono nettamente oltre la media.

Nel 2009 vengono superati i 5,5 milioni di giornate di permesso, con un aumento del 20% sull’anno precedente: di queste giornate l’85% dei giorni di permesso è chiesto per assistere un familiare (i disabili stessi usufruiscono invece del rimanente 15%). Solo il 10% del totale dei permessi concerne l’assistenza a figli disabili e ancora meno quella al coniuge; nella grande maggioranza dei casi i permessi sono richiesti per assistenza a genitori anziani; un 15-20% riguarda assistenza ad altri parenti e affini sino al 3 grado. I soli 5,5 milioni di giorni di permessi retribuiti costano allo stato circa 600 milioni di euro l’anno. Sommando gli altri benefici (ad esempio i congedi annuali) il costo stimato è di circa un miliardo l’anno.

L’innalzamento dell’età media e la possibilità di prendere il permesso per un parente anziano non convivente spingono il fenomeno a una crescita progressiva che potrebbe arrivare a raddoppiare tale onere entro pochi anni, producendo effetti distorsivi sul funzionamento della Pubblica Amministrazione e successivamente anche nell’impresa privata, oltre beninteso che nell’uso di tali benefici. Infatti almeno il 50% dei dipendenti pubblici può potenzialmente avere un parente o affine entro il terzo grado con disabilità grave (ad esempio una suocera, una zia o la nonna della moglie). In alcune regioni o settori già oggi usufruiscono dei permessi il 18-20% dei dipendenti pubblici.

Commentando questi dati, il Ministro Brunetta ha dichiarato: "Questo allargamento rischia di far perdere la finalizzazione all’assistenza per la disabilità e diventare un diritto del parente o affine, più che del disabile stesso. E’ infatti presumibile che debba essere lasciato al disabile la scelta del tipo di assistenza che lo stato gli mette a disposizione (ad esempio in molti casi la possibilità di contributi o sgravi sul costo della badante può aiutare il disabile più delle giornate di permesso a parenti). Con una razionalizzazione delle norme, con maggiori controlli sull’utilizzo e limitando qualche abuso, saremo in grado di ridurre di almeno un 30% tale onere liberando centinaia di milioni di euro l’anno per assistenza più finalizzata alle esigenze dei disabili stessi. Ad esempio con il solo obbligo di convivenza, si  libererebbero immediatamente ben oltre 50 milioni di euro l’anno. I risultati di questo monitoraggio saranno quindi utilizzati per migliorare la definizione e l’attuazione delle proposte contenute nei provvedimenti di riforma all’esame del Parlamento per semplificare la legge 104 e orientarla al meglio sulle reali necessità dei disabili, limitandone gli abusi".


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