NOTA DEL PORTAVOCE
Dispiace davvero che il settimanale L’Espresso abbia deciso di abbandonare la retta via giornalistica della critica, anche aspra, alle iniziative politiche del Ministro Brunetta per imboccare la sdrucciola scorciatoia dell’attacco personale al limite della diffamazione. Nell’articolo titolato “LA CASTA BRUNETTA”, pubblicato nel numero oggi in edicola, scrive infatti che il Ministro avrebbe chiesto alla prefettura di Venezia «un alloggiamento di rappresentanza stabile quando è in Laguna», più avanti descritto come «un bell’ufficio spazioso con vista sul Canal Grande nel rinascimentale palazzo Ca’ Corner. Di fronte alla Collezione Guggenheim e non lontano da Ca’ Farsetti». «Non era forse meglio pagarsi due stanze da un’altra parte?» si chiede il settimanale, forse nostalgico dei tempi in cui molti politici amavano affittare (con soldi spesso di dubbia provenienza) costosi studi privati per intrattenere riservati e assai poco trasparenti colloqui politici. Tant’è vero che subito dopo sostiene che «la prefettura, ufficio territoriale del governo, non ha potuto che obbedire alla richiesta del ministro». E’ falso. L’Espresso si è infatti ‘dimenticato’ di leggere le agenzie di stampa che lo scorso 21 ottobre riportavano la secca smentita del Prefetto di Venezia Guido Nardone: «L’ufficio messo a disposizione del ministro Brunetta, per gli incontri istituzionali nell’ambito della Provincia, rientra nella prassi normale. Il suo allestimento non ha comportato alcun onere economico. Destano stupore le polemiche dal momento che rientra nella prassi normale dei rapporti tra membri del Governo e Prefetture, Uffici Territoriali del Governo, e già avviene in altre Province che i Ministri dispongano di uffici messi a disposizione dalla Prefetture». Parole inequivoche, che avrebbero dovuto consigliare L’Espresso a rinunciare al presunto scoop su un Ministro che tiene comportamenti da casta. E invece…
«Ma è insorta la Lega: “Se aveva bisogno di un ufficio poteva aprirselo a casa sua. Un comportamento da casta”» aggiunge invece il settimanale, ‘dimenticandosi’ stavolta di informare che proprio Alberto Mazzonetto, il capogruppo della Lega Nord al Comune di Venezia che aveva sollevato questa improvvida e solitaria polemica contro Brunetta, qualche ora dopo cambiava completamente opinione. Lo scorso 22 ottobre tutte le agenzie riportavano infatti questa sua dichiarazione: «Nessuna polemica con Brunetta: il mio intervento non era mirato ad attaccare il Ministro, col quale non posso che scusarmi per l’incomprensione. Alla luce dei fatti, ora risulta più chiaro che questo ufficio produrrà maggiori servizi a favore dei cittadini. Approvo quindi questa iniziativa, che alla fine sarà proficua soprattutto per il territorio veneziano».
L’Espresso è ovviamente liberissimo di risparmiare sui costi di abbonamento alle agenzie di stampa così come di non leggere i quotidiani locali di Venezia che hanno correttamente ripreso la smentita del Prefetto di Venezia e la retromarcia del leghista Mazzonetto. Quello che non può invece essergli consentito è di offrire informazioni false e tendenziose ai suoi lettori, venendo meno anche alla elementare regola giornalistica di chiedere al diretto interessato un eventuale commento su quanto sta per pubblicare sul suo conto.
Per tutti questi motivi il Ministro Renato Brunetta ha questa mattina dato mandato ai suoi legali di querelare per diffamazione, qualora ne ravvisino gli estremi, il settimanale L’Espresso.