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Politica di semplificazione

La semplificazione e la qualità della regolazione rappresentano un fattore chiave per la competitività e lo sviluppo del paese e una condizione essenziale per agevolare l’esercizio dei fondamentali diritti di cittadinanza.
E’ indicativo, ad esempio, che l’ultimo rapporto della World Bank relativo a “easy of doing business”  veda l’Italia al 53° posto della graduatoria e le stesse attività di misurazione degli oneri amministrativi, coordinate dal Dipartimento per la Funzione Pubblica, hanno recentemente stimato  in 16 miliardi i costi annui per le piccole e medie imprese  derivanti dai soli oneri informativi in alcuni  settori (ambiente, privacy, paesaggio, lavoro e previdenza e prevenzione incendi).
A partire dagli anni ‘90, la consapevolezza del rapporto tra modernizzazione degli apparati pubblici, competitività dei paesi e loro capacità di attrarre gli investimenti, è stata alla base dell’attenzione crescente dedicata a livello internazionale alla qualità della regolazione. La “better regulation” ha acquistato una posizione di primo piano nell’agenda politica dei governi di molti paesi avanzati, a partire dalle Raccomandazioni dell’OCSE del 1995, fino al recente “Programma d’azione per la riduzione degli oneri amministrativi nell’Unione europea” adottato (nel quadro della strategia Lisbona) dalla Commissione Europea, che ha posto l’obiettivo della riduzione del 25% degli oneri burocratici entro il 2012.
Nel nostro paese i primi interventi di semplificazione risalgono agli inizi degli anni ’90. La legge generale sul procedimento amministrativo (n. 241 del 1990) ha introdotto i principi della celerità e della economicità dell’azione amministrativa e ha previsto alcuni degli istituti più significativi della semplificazione (autocertificazione, conferenza dei servizi, silenzio-assenso etc.). Successivamente sono stati individuati elenchi di procedimenti da semplificare attraverso i regolamenti di delegificazione (legge n.537 del 1993). Ma è a partire dalla seconda metà degli anni ’90,  che la politica di semplificazione assume una configurazione organica con la legge n.59 del 1997 e le successive leggi annuali (n.50 del 1999;  n. 340 del 2000; n.229 del 2003 e n.246 del 2005).
Nel 2006 il Governo si è dotato di una “cabina di regia” per l’indirizzo e la guida strategica delle politiche di semplificazione e qualità della regolazione, con la creazione del Comitato interministeriale, che ha il compito, con il supporto dell’Unità per la semplificazione, di predisporre il Piano d’azione per la semplificazione che definisce gli obiettivi del governo e le azioni per realizzarli. E’stato, inoltre, istituito il Tavolo permanente per la semplificazione quale sede stabile di consultazione degli stakeholders: l’ascolto e il coinvolgimento delle parti sociali e delle associazioni dei cittadini, infatti, sono essenziali per costruire e realizzare una politica di semplificazione.
L’Ufficio per la semplificazione del Dipartimento per la Funzione Pubblica è un attore di questa politica, svolge funzioni di promozione e coordinamento delle attività amministrative di semplificazione delle procedure e di reingegegnerizzazione dei processi di servizio. In particolare ha coordinato la realizzazione delle attività di misurazione degli oneri amministrativi, mirate alla riduzione dei costi della burocrazia per le imprese ed ha curato, in raccordo con l’Unità per la semplificazione, l’istruttoria della predisposizione del Piano d’azione per la semplificazione e  le relative attività di monitoraggio e verifica dell’attuazione.
 

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